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Ricordando la maestra Anna Caporusso
25/10/2013

Tradurre in parole i sentimenti non è mai cosa semplice, ma le parole vengono a mancare se, ad un mese di distanza, una ferita si riapre ricordando una maestra, un’amica, una mamma, una persona con la quale, per decenni ogni giorno, si è condiviso il tempo migliore. Proprio così, il nostro ricordo va oggi, ad Anna Caporusso, una maestra con la “M” maiuscola, che fino alla fine dei suoi giorni è stata esempio di vita e motivo di speranza per tutti noi. Niente faceva presagire il peggio, anche perché lei con grande coraggio e decoroso silenzio, ha sempre taciuto riguardo la sua malattia, mai strumentalizzandola, come invece talvolta accade in questi casi, per ricevere comprensione, agevolazioni, favori o assenze giustificate a scuola. Il suo comportamento esemplare nell’affrontare con fierezza e coraggio, quel “male” innominabile, sordido, terribile e assassino, lascia l’intero personale scolastico dell’Istituto Comprensivo “R.Musti-R.Dimiccoli”, ancora oggi basito. Ci sembra a volte di rivederla nei corridoi, con la sua andatura sicura, il taglio corto dei capelli, il viso sempre sorridente, la voce pacata e la speranza stampata negli occhi grandi, speranza di chi non vuole proprio arrendersi alla morte, poiché ancora troppo giovane ed innamorata della vita. La sua battaglia più grande l’ha condotta  non sconvolgendo la “normalità” del quotidiano, non facendo ricadere sulle figlie e il marito che adorava, il peso della sua malattia. Ha continuato la sua “missione” anche a scuola, perché lei considerava davvero il lavoro dell’insegnante “una missione”. Si è assentata così di rado, solo per seguire le terapie prescritte, solo per estrema necessità, poiché il protocollo medico lo imponeva o quando la “bestia” aveva la meglio sulla sua forza, sulla buona volontà, sulla sua fede infinita. C’è chi addirittura l’ha vista il giorno prima della dipartita, sul balcone di casa, mentre affaccendata, stendeva il bucato della propria famiglia, con amore ed estremo senso del dovere. Questa era Anna, “un’invincibile”, una donna che dal suo essere “mamma” traeva la linfa della “speranza” per andare avanti, per non arrendersi a quel “generoso dispensatore di morte”, che tante vittime  miete costantemente, in modo particolare, tra la nuova generazione del nostro secolo. Il suo attaccamento alla vita e le preghiere  però non sono bastate, perché il Signore l’ha voluta con sé, lasciando in tutti noi, poveri e miseri mortali, un vuoto incolmabile. Ma la  tragedia umana che, in questi momenti ci sconvolge, non può essere meramente “subita” , va compresa e “accettata”. La vita anche nei momenti peggiori non manca mai di “senso”, per ogni cosa c’è una spiegazione, se pur apparentemente invisibile agli occhi ed incomprensibile alla ragione. Tutti faremo i conti prima o poi con la “grande nemica”, non sappiamo quando, né come ma con certezza sappiamo della sua drammatica inesorabilità. La” morte” rimane, però, angosciosa e nemica solo per chi non possiede una dimensione di “eternità”, solo quando la sua opera annientatrice infrange i progetti terreni  e le illusioni di chi ha solo quelli e vuole realizzarli  a tutti i costi. Se invece, considerassimo la vita che si spegne, come solo “chiusa nell’orizzonte del tempo”, ma partecipe dell’infinito, potremmo accettare la morte con maggiore serenità e porci così nelle condizioni di vincerla. In  questo modo infatti, potremmo sottrarla all’ordine degli eventi naturali, per restituirla alla sua essenza di mistero, in quanto “inizio di nuova vita”. Solo così, ripiegati in noi stessi, potremmo riaprirci alla speranza e percorrere il nostro straordinario “cammino terreno” nel tempo che ci è stato concesso, ricordandoci che nulla è nell’uomo se prima non è stato “volere di Dio”. Anna sapeva bene di non essere mai sola, aveva accettato la sua malattia con la consapevolezza di chi fiducioso, si abbandona alla “volontà di Dio”. Non ci rimane quindi che seguire il suo esempio, asciugare le lacrime, serbare il suo ricordo sempre vivo nei nostri cuori, amare  e sostenere le sue bimbe che quotidianamente accogliamo con immenso affetto a scuola e ringraziare il Signore per averci dato la possibilità di conoscerla ed apprezzarla. Facendo di “Cristo” , così come lei da cristiana convinta ha fatto, il modello della nostra vita avremo la capacità e la forza di riconoscere la sua bontà e di  guardare in faccia la “grande nemica” chiamandola, insieme al Poverello di Assisi, con coraggio “sorella morte”.

Con stima e affetto la Dirigente e il personale tutto dell’Istituto Comprensivo “R.Musti- R.Dimiccoli” di Barletta.


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